Guasto di un manometro, da cosa può dipendere

Il manometro è parte costituente dei sistemi d’allarme di una qualsivoglia applicazione, che gestisce la misurazione dei livelli della pressione. I manometri possono essere di vario tipo: industriali, standard e di precisione, a seconda del loro utilizzo e campo d’impiego. In questo articolo tratteremo delle disfunzioni dei manometri, per comprendere le cause del guasto e risolvere il problema con semplici processi di riparazione del manometro del vostro apparecchio. Insieme vedremo poi quali siano i migliori manometri industriali e standard, per verificare cosa offre il mercato e proporre il modello più efficiente a chi se ne occupa quotidianamente per necessità lavorative.

Come funziona il manometro?
Il manometro più semplice è un modello detto ‘a molla Bourdon’: questa molla è un cavo elastico di forma semicircolare, che si trova all’interno della cassa del manometro. Quando i fluidi attraversano i cavi della molla, essa comincia a muoversi, riequilibrando la sua posizione nella cassa. Il movimento viene immediatamente convertito grazie alla biella e al coperchietto di chiusura in una misura di pressione, che viene indicata dalla lancetta posta sul quadrante.

Quali sono le principali ragioni del malfunzioamento di un manometro?
Le cause principali del guasto di un manometro sono sei, noi di Am&C Italy,  le indicheremo una alla volta al fine di aiutarvi nella comprensione delle cause del suo malfunzionamento.

Eccesso di vibrazioni meccaniche
La prima causa potrebbe essere l’eccesso di vibrazioni meccaniche dovute agli apparecchi su cui il manometro si trova; eccessivi urti possono infatti distruggere la precisione della misura incidendo direttamente sulla lancetta del quadrante, che può venire urtata e spostarsi dalla posizione corretta. Il segno principale di questo guasto al manometro è proprio la lancetta in posizione dissestata.

Eccesso di pulsazione dei fluidi

La seconda causa di imprecisione di un manometro è la pulsazione dei fluidi: in sostanza, quando la pressione del liquido aumenta esponenzialmente e improvvisamente a causa del rapido spostamento del fluido, la lancetta viene altresì alterata in vari modi: sbattendo contro la cassa, allentandosi o rompendosi. In questo modo, come nel caso di guasto precedente, sarà molto difficile produrre una lettura accurata della pressione.

Eccesso di temperatura

L’elevata temperatura è un fattore di rischio per numerosi marchingegni meccanici, in primis anche i manometri (sia standard che industriali). Se i liquidi sono troppo caldi, la molla si surriscalda, può succedere anche che si fonda e si abbiano serie difficoltà a produrre una lettura accurata. Per ovviare al surriscaldamento bisognerebbe impiegare una torretta di raffreddamento.

Eccesso di pressione

I picchi di pressione sono causati anche qui dall’improvviso innalzamento e diminuzione del volume del liquido interno alla camera; di solito, ci aiuta a riconoscerli un segno abbastanza evidente: la lancetta piegata quasi a forma di S, a causa dei ripetuti urti sul fermo lancetta. Altri sintomi sono lo stesso fermo lancetta rotto e lancetta totalmente spezzata. Quando i picchi di pressione sono soltanto prossimi o uguali al campo scala, vengono detti tecnicamente casi di ‘sovrapressione’, poiché la pressione sembra sempre al valore massimo. La sovrapressione causa un guasto sintomatico, la rottura della molla Bourdon: ciò conduce alla fuoriuscita dei liquidi caustici come acido fluoridrico. Le conseguenze possono essere, per esempio in ambito farmaceutico, la rottura dell’intero processo. In questi casi i segni visibili sono la lancetta che si distacca dal fermo o che finisce direttamente sul fermo senza muoversi dalla posizione.

Corrosione del sistema

La corrosione della molla non è un processo così scontatamente evitabile: al contrario, sostanze normalmente utilizzate nell’industria e dall’elevato potere corrosivo (come l’acido fluoridrico) producono conseguenze disastrose come la completa perdita di funzionalità del manometro. Le conseguenze visibili, fisiche, del fenomeno corrosivo sono lo scolorimento della cassa e deterioramento evidente del manometro. Per risolvere il problema della corrosività delle sostanze chimiche sui manometri, bisognerà ricorrere a prodotti isolanti come i separatori di membrana.

Intasamento del manometro

Manometro intasato: condizione particolare, ma comunque abbastanza probabile, dovuta all’eccesso di liquido all’interno del manometro che viene bloccato da prodotti viscosi e polposi. Questi sono presenti negli impianti delle acque e possono produrre, visibilemente, un collasso della lancetta del manometro su valori prossimi allo zero.

Il manometro è parte costituente dei sistemi d’allarme di una qualsivoglia applicazione, che gestisce la misurazione dei livelli della pressione. I manometri possono essere di vario tipo: industriali, standard e di precisione, a seconda del loro utilizzo e campo d’impiego. In questo articolo tratteremo delle disfunzioni dei manometri, per comprendere le cause del guasto e risolvere il problema con semplici processi di riparazione del manometro del vostro apparecchio. Insieme vedremo poi quali siano i migliori manometri industriali e standard, per verificare cosa offre il mercato e proporre il modello più efficiente a chi se ne occupa quotidianamente per necessità lavorative.

Come funziona il manometro?
Il manometro più semplice è un modello detto ‘a molla Bourdon’: questa molla è un cavo elastico di forma semicircolare, che si trova all’interno della cassa del manometro. Quando i fluidi attraversano i cavi della molla, essa comincia a muoversi, riequilibrando la sua posizione nella cassa. Il movimento viene immediatamente convertito grazie alla biella e al coperchietto di chiusura in una misura di pressione, che viene indicata dalla lancetta posta sul quadrante.

Quali sono le principali ragioni del malfunzioamento di un manometro?
Le cause principali del guasto di un manometro sono sei, e ve le indicheremo una alla volta al fine di aiutarvi nella comprensione delle cause del suo malfunzionamento.

Eccesso di vibrazioni meccaniche
La prima causa potrebbe essere l’eccesso di vibrazioni meccaniche dovute agli apparecchi su cui il manometro si trova; eccessivi urti possono infatti distruggere la precisione della misura incidendo direttamente sulla lancetta del quadrante, che può venire urtata e spostarsi dalla posizione corretta. Il segno principale di questo guasto al manometro è proprio la lancetta in posizione dissestata.

Eccesso di pulsazione dei fluidi

La seconda causa di imprecisione di un manometro è la pulsazione dei fluidi: in sostanza, quando la pressione del liquido aumenta esponenzialmente e improvvisamente a causa del rapido spostamento del fluido, la lancetta viene altresì alterata in vari modi: sbattendo contro la cassa, allentandosi o rompendosi. In questo modo, come nel caso di guasto precedente, sarà molto difficile produrre una lettura accurata della pressione.

Eccesso di temperatura

L’elevata temperatura è un fattore di rischio per numerosi marchingegni meccanici, in primis anche i manometri (sia standard che industriali). Se i liquidi sono troppo caldi, la molla si surriscalda, può succedere anche che si fonda e si abbiano serie difficoltà a produrre una lettura accurata. Per ovviare al surriscaldamento bisognerebbe impiegare una torretta di raffreddamento.

Eccesso di pressione

I picchi di pressione sono causati anche qui dall’improvviso innalzamento e diminuzione del volume del liquido interno alla camera; di solito, ci aiuta a riconoscerli un segno abbastanza evidente: la lancetta piegata quasi a forma di S, a causa dei ripetuti urti sul fermo lancetta. Altri sintomi sono lo stesso fermo lancetta rotto e lancetta totalmente spezzata. Quando i picchi di pressione sono soltanto prossimi o uguali al campo scala, vengono detti tecnicamente casi di ‘sovrapressione’, poiché la pressione sembra sempre al valore massimo. La sovrapressione causa un guasto sintomatico, la rottura della molla Bourdon: ciò conduce alla fuoriuscita dei liquidi caustici come acido fluoridrico. Le conseguenze possono essere, per esempio in ambito farmaceutico, la rottura dell’intero processo. In questi casi i segni visibili sono la lancetta che si distacca dal fermo o che finisce direttamente sul fermo senza muoversi dalla posizione.

Corrosione del sistema

La corrosione della molla non è un processo così scontatamente evitabile: al contrario, sostanze normalmente utilizzate nell’industria e dall’elevato potere corrosivo (come l’acido fluoridrico) producono conseguenze disastrose come la completa perdita di funzionalità del manometro. Le conseguenze visibili, fisiche, del fenomeno corrosivo sono lo scolorimento della cassa e deterioramento evidente del manometro. Per risolvere il problema della corrosività delle sostanze chimiche sui manometri, bisognerà ricorrere a prodotti isolanti come i separatori di membrana.

Intasamento del manometro

Manometro intasato: condizione particolare, ma comunque abbastanza probabile, dovuta all’eccesso di liquido all’interno del manometro che viene bloccato da prodotti viscosi e polposi. Questi sono presenti negli impianti delle acque e possono produrre, visibilemente, un collasso della lancetta del manometro su valori prossimi allo zero.

L’importanza della Posidonia in Sardegna

pesciSe si cerca la parola posidonia su internet si rischia di ricevere informazioni discordanti e rimanere un po’ confusi: da un lato, si trovano numerosi articoli su turisti che si lamentano per il deposito di posidonia sulle spiagge; dall’altro, si potrebbe incappare nel sito del festival itinerante della posidonia, che tocca varie coste mediterranee, con tappa più o meno fissa in Sardegna. L’importanza della posidonia in Sardegna, così come nel resto del Mediterraneo, spesso non viene riconosciuta.

Come mai qualcuno odia questo tipo di vegetazione e qualcuno la celebra?
Cominciamo sfatando un mito: la posidonia, a cui molti si riferiscono definendola un’alga, in realtà alga non è. Si tratta invece di una pianta che colonizza attorno al 3% del fondale del bacino del Mediterraneo, in altre parole circa 38000mq
Si tratta di una vera e propria prateria sottomarina, con piante che superano il metro di lunghezza – a volte in verticale, a volte in orizzontale -, che fungono da nido, riparo, o addirittura da casa per la fauna marina, e le cui fogli in autunno si staccano, come quelle della maggior parte delle piante che conosciamo, e inevitabilmente salgono verso la supericie dell’acqua, venendo poi sospinte a riva.
È così che si forma quello strato morbido sulla spiaggia, che pochi amano, chiamato banquette. Spesso chi si occupa delle pulizie ha indicazione di rimuovere le banquette, e può capitare che sorgano accorate lamentele tra i turisti quando la rimozione della posidonia in decomposizione non è tempestiva.

Quello che pochi sanno, o che tanti ignorano, è che questa presenza così poco amata è tuttavia ciò che permette ai bagnanti di continuare a prendere il sole su spiagge che la posidonia preserva dall’erosione.
In un ecosistema perfetto, o per lo meno non antropizzato, l’apporto di nuovi sedimenti – di sabbia, in parole povere – si deve al passaggio di corsi d’acqua che sfociano a mare e, in seconda battuta, dallo spiaggiamento stagionale della pianta.
La presenza dell’uomo interrompe a più livelli questo fenomeno naturale, da un lato arginando o modificando il corso di fiumi e torrenti, dall’altro prelevando direttamente materiale dalle spiagge, che viene utilizzato per esempio in edilizia.
Ecco dunque che laddove l’uomo toglie sabbia ed elimina il metodo naturale che le spiagge hanno di rigenerarsi, l’unica fonte di nuovo sedimento rimane la posidonia oceanica, che viene invece rimossa a scopo estetico e per la comodità dei bagnanti.
Oltre a danneggiare un ecosistema che ha per molto tempo funzionato perfettamente, a lungo termine la conseguenza sarà quella di ridurre le spiagge stessa al punto che non saranno più adatta a ospitare quegli stessi bagnanti in virtù dei quali la posidonia viene rimossa. A subire danni, a lungo andare, saranno le anche le città stesse.

posidoniaRisulta evidente che l’asporto di questa vegetazione dalla costa dà solo un beneficio di breve termine, lasciando tutti con un problema ben più grande da affrontare. E a pagare le conseguenze di questa scelta poco lungimirante non saranno i bagnanti, che migreranno ad altre spiagge, ma proprio chi la spiaggia la vive tutti i giorni, chi grazie al turismo ha la sua fonte di reddito, insomma quelle stesse persone che oggi ne promuovono la rimozione.
Se questa considerazione pratica non fosse sufficiente a rivedere le politiche sarde in merito alle banquette, vediamo perché questo tipo di vegetazione marina, è segno che il mare sta bene.
Il concetto è molto semplice: questa pianta, come molte altre, sfrutta la fotosintesi clorofilliana per vivere. Di conseguenza la sua presenza sui fondali marini è segno che l’acqua è limpida e pulita, e che dunque i raggi del sole riescono ad attraversarla, inoltre ha la funzione di filtrare l’acqua e rilasciare ossigeno.
Senza dimenticare che, come già accennato, molte specie marine scelgono la posidonia per farci il nido – è il caso del sarago – o per rifugiarsi dai predatori, come fa per esempio l’occhiata. Al contrario, alcuni predatori, come il gronco o le murene, vivono tutta la loro vita tra queste piante, dove si nascondono per sferrare l’attacco alle loro prede. Altri abitanti abituali della posidonia sono alcuni molluschi, come la Pinna nobilis. Per poche specie la posidonia è anche fonte di nutrimento, per esempio per il riccio marino.

Dovrebbe essere evidente, a questo punto, che non è qualcosa da eliminare, o un fastidio. Al contrario, si tratta di una pianta estremamente importante per l’ecosistema marino e per la sua fauna, nonché per il rapporto tra l’ambiente marino e quello terrestre, per la sua funzione di guardiana naturale delle coste.
La posidonia è importante e va preservata, e se è fastidioso camminarci sopra, si pensi che senza di lei non ci sarebbe una spiaggia su cui camminare.